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ghiro

Gherardo era un ghiro molto bello, tanto che ogni primavera molte ghirette se ne invaghivano. Lui, consapevole delle sue attrattive fisiche, ne approfittava e un numero notevole di piccoli che formavano la popolazione di quel bosco erano figli suoi.

Il nostro eroe era anche molto abile nel procurarsi il cibo (bacche, nocciole, ghiande, castagne, frutti di bosco ecc.) e possedeva una tana spaziosa nel tronco di un albero, tana che aveva foderato con foglie e muschio.

Di giorno riposava, ma, appena calava la sera, scendeva a terra e andava in cerca di cibo.

Ora avvenne che una mattina, era da poco spuntato il sole, mentre rientrava si scontrò con un bambino che correva sulle sue gambette traballanti. Egli, quando lo vide, tese le manine come per accarezzarlo, pronunciando “bello scoiattolo”, ma Gherardo fuggì e si nascose nella sua tana poco distante.

Ai piedi dell’albero, il piccolo continuava a parlare, sperando di convincere il ghiro a mostrarsi.

Fortunatamente arrivarono i genitori ai quali il figlio spiegò sommariamente l’accaduto. Essi risero e scossero la testa in segno di compatimento, come a dire che erano tutte fantasie del loro bimbo. Quando i tre si furono allontanati, Gherardo sporse la testa per controllare che tutto fosse tranquillo e sprofondare così nel consueto sonno rilassante.

La sera il nostro ghiro si destò senza sapere che quel giorno stesso avrebbe cambiato per sempre la sua vita.

La notte era calata con la solita dolcezza, quando Gherardo si affacciò fuori della tana e, osservato che nessun pericolo minacciava la tranquillità del luogo, scese per andare a caccia del suo cibo preferito (i frutti di bosco). La sera precedente aveva notato un cespuglio che ne esibiva diversi ma ancora un po’ acerbi, contava che il sole del giorno precedente avesse fatto il suo lavoro e che ora essi fossero edibili.

Andò finché giunse al noto cespuglio. Si apprestava a servirsi dei succosi frutti, quando notò una coda simile alla sua che si muoveva ritmicamente. Senza alcun rumore giunse alle spalle dell’intruso al quale soffiò il suo disappunto.

L’estraneo si girò e Gherardo notò i grandi occhi, le folte vibrisse e le zampette ben proporzionate. Da tutto ciò capì che si trattava di una femminuccia e si presentò: “Mi chiamo Gherardo e abito poco distante da qui. Non ti ho mai vista. Vieni da lontano?”

“No, abito anch’io qui vicino. Mi chiamo Glis Glis e ti conosco di fama. Vuoi favorire?” concluse spostandosi per lasciar spazio al ghiro.

I due iniziarono così a mangiare e, cosa stranissima, Gherardo offriva tutti i frutti più maturi alla nuova amica che lo aveva abbagliato con i suoi sguardi languidi.

Spogliato completamente il cespuglio, il ghiro invitò la sua nuova amica a seguirlo per andare a caccia di nuovi frutti.

I due trascorsero così tutta la notte insieme e, quando l’alba fece capolino e giunse l’ora di riposare, Gherardo propose: “Vuoi favorire nella mia tana?”

“Oh, grazie, ma non vorrei disturbare.”

“Non disturbi affatto, anzi. E poi ho una tana molto spaziosa. Allora? Che ne pensi?”

Glis Glis accettò e i due dormirono vicini per l’intero giorno.”

La sera la ghiretta dichiarando che doveva tornare a casa, lasciò il suo amico con la promessa che il giorno seguente si sarebbero trovati davanti al cespuglio dove si erano incontrati.

La sera dell’appuntamento Gherardo era eccitatissimo. Si fece bello lisciando la sua pelliccia e lucidando le vibrisse, quindi si recò sul luogo dell’appuntamneto.

Attese e attese, ma di Glis Glis neppure l’ombra.

“Che abbia capito male? Magari lei si riferiva a domani. Bene ora me ne vado in cerca di cibo e domani ritornerò.”

Ma anche il giorno successivo Glis Glis non apparve.

Allora Gherardo andò da un investigatore privato di nome Hercule Ghirot chiedendogli di trovare la ghiretta di cui si era ormai follemente innamorato.

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