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SIKKIM

  • Categoria: Ambiente
  • Pubblicato: Lunedì, 30 Luglio 2018 00:00
  • Scritto da Maria Grazia Sereni

Un piccolo Stato indiano ci sta insegnando che cambiare è possibile, anche se non facile.

Sikkim

Un angolo di verde incastonato nel cuore dell'Himalaya, completamente libero dai pesticidi e sempre più ricco. È il Sikkim, il primo stato indiano che ha detto addio alle sostanze che avvelenano le terre ricorrendo esclusivamente al biologico.

Al confine con Nepal, Tibet e Bhutan, lo stato da 15 anni ha vietato l'uso dei pesticidi, facendo letteralmente rifiorire il turismo e la fauna selvatica. Il piccolo stato indiano nel 2003 lanciò un esperimento radicale: i suoi leader, guidati dal primo ministro, Pawan Kumar Chamling, decisero di eliminare gradualmente i pesticidi in ogni azienda agricola dello stato, una mossa senza precedenti in India, e probabilmente nel mondo.

Un cambiamento rivoluzionario e importante per l'India, un Paese i cui progressi nell'agricoltura sono stati guidati da un uso massiccio di fertilizzanti e pesticidi per incrementare rapidamente la produzione di cibo in tutto il paese, riducendo la dipendenza dagli aiuti esteri.

Anche se finalizzato a ridurre le carestie, l'uso indiscriminato di pesticidi negli anni 70-80 si è fatto presto sentire, sotto forma di un picco nei livelli di cancro nelle aree agricole industriali ma anche fiumi inquinati e suolo sterile.

I residui di pesticidi - inclusi quelli di alcuni prodotti chimici vietati in altri paesi - stavano contaminando pesce, verdure e riso. Preoccupati dalla situazione, i leader politici del Sikkim capirono che non si poteva più continuare in quel modo e occorreva un cambiamento di rotta. Decisero così di affidarsi all'agricoltura biologica.

Oggi, a distanza di 15 anni, questo stato himalayano avvolto dalle nuvole sta raccogliendo tanti frutti. Negli anni successivi al passaggio al biologico, il Sikkim ha bandito pesticidi e fertilizzanti chimici, aiutato gli agricoltori a certificare circa 760mila ettari di terreni agricoli come biologici e dal 1° aprile ha vietato l'importazione di molte verdure non organiche provenienti da altri stati.

La transizione non sempre è stata facile: alcuni agricoltori si sono lamentati del calo dei raccolti e dello scarso sostegno del governo ma la salute generale è notevolmente migliorata.

La domanda di alimenti biologici è elevata in India e in rapida crescita. La preoccupazione per i pesticidi e il desiderio di cibo privo di sostanze chimiche stanno alimentando un mercato che sta crescendo del 25% all'anno, più del 16% a livello mondiale, secondo un recente studio delle Camere di commercio e industria dell'India. Il mercato del Paese per i prodotti biologici confezionati ha raggiunto quasi gli 8 milioni di dollari e si prevede che raggiungerà i 12 milioni entro il 2020.

E il merito è anche del primo ministro del Sikkim, Pawan Kumar Chamling, che ha creduto in questa rivoluzione divenendone il principale motore.

Quando abbiamo deciso di dedicarci all'agricoltura biologica nel Sikkim, abbiamo affrontato tante sfide. Agricoltori o coltivatori non avevano idea di cosa fosse l'agricoltura biologica, quindi l'educazione era la nostra prima priorità. Lentamente, le persone hanno cominciato a capirci e a sostenerci”.

Ma l'ordine esecutivo a marzo di vietare l'importazione di prodotti non biologici dagli Stati vicini ha gettato lo stato in tumulto, con prezzi a volte triplicati nei mercati e i commercianti in rivolta.

Lo stato ha anche vietato l'uso di oggetti in plastica e le bancarelle lungo le strade utilizzano piatti modellati dalle foglie. La transizione, che ha richiesto più di un decennio, non è stata facile.

Ad aprile, i funzionari statali hanno aperto due mercati in cui gli agricoltori possono vendere i loro prodotti direttamente ai consumatori e hanno aggiunto più di due dozzine di veicoli di trasporto per aiutarli a spostare più facilmente le merci.

La scelta di puntare sul biologico ha fatto bene anche al turismo che ha subito un'impennata, soprattutto con gli eco-tour e le vacanze in fattorie e campagne. Tra il 2016 e il 2017 il settore ha contribuito al prodotto interno lordo dello Stato passando dal 5% all'8%.

Il consumo di soli prodotti biologici ha generato benefici per la salute dei Sikkimesi, che ricevono cibo più nutriente, ha “ringiovanito” il suolo, salvaguardato la fauna e le popolazioni di api, minacciate dai pesticidi.

Un piccolo paradiso nel cuore delle montagne che dovrebbe essere considerato come esempio in tutto il mondo.

Francesca Mancuso