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L'APE GIOVANNINA

  • Categoria: Racconti
  • Pubblicato: Giovedì, 04 Marzo 2021 00:00
  • Scritto da Maria Grazia Sereni

 

ape giovannina

Sono un paio di giorni che mi sento debole. Fatico a volare e trovo con difficoltà la via dell’alveare. Dovrò recarmi dal dottor Bombo per un consulto.

Ho chiesto alla regina il permesso di assentarmi per domani, spiegandole i motivi.

Mi è sembrata alquanto preoccupata e ha voluto sapere esattamente quali sintomi presentasse la mia debolezza. Le ho spiegato che volare diventa ogni giorno una fatica maggiore e che, dopo aver immagazzinato il nettare, mi sento come sperduta e devo concentrarmi al massimo per ritrovare la via dell’arnia.

“Anche altre tue compagne mi hanno raccontato la stessa cosa, quindi vai pure dal dottore e poi riferiscimi,” mi ha concesso la regina.

Faccio mente locale per ricordarmi dove posso trovare il dottor Bombo. Dopo parecchi giri a vuoto mi imbatto proprio in lui, lo saluto e gli chiedo se posso parlargli.

“Buon giorno a te Giovannina. Qual buon vento ti porta?” mi sorride.

“Direi più cattivo che buono. Comunque sono venuta per vedere se mi puoi aiutare. Sono molto debole in questi ultimi giorni. Quello che prima mi sembrava una gioia, ora è una fatica immensa, sto parlando del volo, della raccolta del nettare e del ritorno all’alveare. Tu sai dirmi da cosa potrebbe dipendere? Io sono un’ape bottinatrice e ho dei doveri da compiere ma, se continuo in questo modo, penso che non ne sarò più in grado.”

“Uhm,” sospira il dottor Bombo, “purtroppo mi sono capitati diversi casi molto simili al tuo.”

“E?” chiedo ansiosa.

“Che luoghi visiti ultimamente?”

“Sud-est e sud-ovest.”

“Che colture ci sono laggiù?”

“Girasoli e meli. È importante?”

“Purtroppo sì. Vedi Giovannina, proprio su colture di quel genere sono impiegati dei pesticidi chiamati neonicotinoidi che attaccano il sistema nervoso delle api.”

“È grave? Voglio dire, si può anche guarire o sono destinata a una fine prematura?”

“Cara Giovannina, la cura è molto drastica. Dovresti cambiare completamente le tue mete e cercarne altre che non siano inquinate. Devi anche e soprattutto evitare le colture OGM e quelle mono.”

“Per favore spiegati meglio perché io non so proprio come fare a evitare i fiori inquinati, i fiori OGM e le monocolture.”

“Purtroppo non è facile… Solo le monocolture sono identificabili: sono quelle che non cambiano mai, per esempio quei luoghi che visiti dove sono coltivati meli e girasoli, erano gli stessi dello scorso anno?”

“Io sono nata quest’anno, ma le mie compagne mi hanno indirizzato ai campi di girasoli e ai frutteti di meli, quindi significa che quegli arbusti e alberi c’erano anche prima che io nascessi.”

“Ebbene, là non ci devi più tornare. Per quanto concerne le colture OGM, è impossibile definire le differenze con le colture normali, forse quelle sono meno soggette a parassiti e quindi più sane. Gli inquinanti invece sono rilevabili dall’odore forte che emanano. Purtroppo però tale odore svanisce con il trascorrere del tempo, quindi anche questo problema è quasi impossibile da risolvere.”

“Dottor Bombo, mi lasci poche speranze. Dove andrò e che cosa mi succederà?”

“Vuoi conoscere tutta la verità prima che ti indichi le possibili ma deboli soluzioni?”

“Sì per favore.”

“Venendo a contatto con i pesticidi e con le colture OGM, che producono batteri con funzione insetticida, il tuo sistema immunitario si indebolisce, rendendoti vulnerabile a virosi e attacchi fungini. Il problema è che la tua malattia rischia di contagiare tutto l’alveare se tu non muori prima.”

“Ma è orribile! Dimmi dottor Bombo, che cosa devo fare?”

“L’unico consiglio che ti posso dare – anche se forse servirà a poco – è di frequentare per la tua raccolta di nettare dei giardini privati, dove è meno facile che si usino pesticidi, anche se non è escluso. Inoltre è importante che tu informi la regina del pericolo cui andate incontro, di modo che possiate scegliere tra una possibilità di vita e la certezza della morte.”

Saluto e ringrazio il dottor Bombo e, sconvolta da quanto ho appreso, me ne torno all’alveare. Che trovo in subbuglio.

Alcune mie compagne sono morte e i loro corpi sono stati buttati fuori dall’arnia per evitare che inquinino il miele già prodotto.

La regina ha deciso di radunare tutte noi e di sciamare verso un altro luogo che presenti meno difficoltà.

Io non so se riuscirò a seguire il mio sciame, ma tento. Volo per pochi minuti, dopodiché le ali non mi sorreggono più – oggi non ho neppure assunto la solita porzione di nettare perché ho perso tempo a parlare con il dottor Bombo –, quindi mi fermo sul muretto di un giardino.

A pochi battiti d’ala ci sono dei fiori bianchi molto profumati che mi attraggono. Con uno sforzo immenso li raggiungo e comincio a suggerne il nettare.

Ora sto un po’ meglio e mi affretto a raggiungere il mio sciame che, vedo bene, ha rallentato l’andatura, forse per lo stesso problema che si era presentato a me.

Allora eseguo la danza per indicare il posto dove mi sono rifocillata, sperando che lo sciame sia in grado di raggiungerlo senza indugio. Ed è quello che avviene.

La regina decide quindi di fermarsi qui per fondare un’altra colonia. In questo giardino c’è un bel cipresso con rami folti che possono ospitare il nostro alveare.

Durante un volo di ricognizione alcune mie compagne scoprono un cartello con una grande scritta che recita: “Qui api al sicuro”.

Bene, siamo giunte nel luogo giusto, speriamo solo che non sia troppo tardi per la nostra colonia!

(dal libro La fattoria dei sogni edito in luglio 2015)